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Proxy Autodiscovery Protocol, a cosa serve e come usarlo?


Proxy Autodiscovery Protocol è un protocollo che consente al browser di trovare automaticamente il web proxy server da utilizzare nella rete a cui si è connessi. Una soluzione che il mobile computing e le molte reti disponibili rendono molto comodo.
Si può implementare in due modi: dhcp o dns. Il secondo approccio è quello preferito, ma partiamo comunque dalle basi. Entrambi i metodi servono solo a fare in modo che il browser riesca a trovare un file PAC in cui sono indicate le regola da utilizzare quando ci si connette ad un sito web.
All’interno di questo file è presente una funzione FindProxyForURL(url, host) scritta in javascript che restituisce uno o più metodi di accesso per il sito a cui si vuole accedere.

Un esempio molto minimale di PAC:
function FindProxyForURL(url, host) { return "PROXY proxy.example.com:8080; DIRECT"; }

Un esempio più complicato:
function FindProxyForURL(url, host) {
// our local URLs from the domains below example.com don’t need a proxy:
if (shExpMatch(url,"*.example.com/*")) {return "DIRECT";}
if (shExpMatch(url, "*.example.com:*/*")) {return "DIRECT";}
// URLs within this network are accessed through
// port 8080 on fastproxy.example.com:
if (isInNet(host, "10.0.0.0", "255.255.248.0")) {
return "PROXY fastproxy.example.com:8080";
}
// All other requests go through port 8080 of proxy.example.com.
// should that fail to respond, go directly to the WWW:
return "PROXY proxy.example.com:8080; DIRECT";
}

Per controllare la validità del file PAC da voi creato potete utilizzare il pactester o una versione web del suddetto.
Come abbiamo detto prima il browser trova questo file affidandosi alle informazioni ottenute via DHCP o DNS.
Nel primo caso dovremo aggiungere alla configurazione di DHCPD una nuova opzione con codice 252 ed il percorso per il nostro file PAC:
option wpad-url code 252 = text;
option wpad-url "http://wpad.my.domain.tld/proxy.pacn";

Nel caso della ricerca via DNS dovremo fare in modo che sia presente nella nostra rete una macchina che abbia come nome “wpad” e che ospiti via http un file wpad.dat sulla porta 80.
Dopo aver fatto tutto questo non resta che andare nella impostazioni proxy del vostro browser ed abilitare l’autoconfigurazione ed utilizzerete sempre il proxy corretto per la rete a cui siete collegati.
Via | WLug


Fra le 10 applicazioni open source più scaricate domina il peer-to-peer

Vi siete mai chiesti quali siano le più scaricate applicazioni open source? Secondo le statistiche di SourceForge.net, riprese da Kale in un post su Geektrio, nella top ten c’è solo un’applicazione specifica per Linux, due sono cross-platform e il resto sono per Windows.
Sono i programmi di peer-to-peer a farla da padrone (ma attenzione, parliamo dei soli programmi presenti su SourceForge.net). Il podio infatti se lo spartiscono eMule, Vuze (ex Azureus) e Ares Galaxy, client peer-to-peer (torrent il secondo) che permettono di scaricare tutto o quasi. Al nono posto si piazza un altro client del genere, DC++.
Sorprende, o forse no, trovare Gimp per Windows al sesto posto dopo 7-Zip e Filezilla. E ancora più sorprendente è trovare al decimo posto una piccola applicazione che permette di usare le font di Windows su sistemi Linux.
Gli altri piazzati sono Audacity (7°) e PortableApps (8°), applicazione che consente di mettere su usb altri programmi open source, Smart Package of Microsoft core fonts.
via | Geektrio
foto | sam_churchill


Mozilla vuole aggiornare la Mozilla Public License


La Mozilla Foundation ha deciso di aggiornare la sua Mozilla Public License attualmente alla versione 1.1.
L’idea è quella di modernizzare i concetti e correggere le espressioni datate. Non ci saranno particolari modifiche nella sostanza della licenza anche se si potrebbero aggiungere compatibilità con altre licenze open source attualmente non compatibili.
La fondazione chiede l’aiuto di tutti attraverso proposte ed idee per realizzare la nuova licenza che molto probabilmente si chiamerà MPL 2.0 e che dovrebbe arrivare fra ottobre o novembre.
Via | Mozilla


Code Bubble, gli IDE attuali sono superati?

La Brown University ha sviluppato una nuova interfaccia per IDE, Code Bubble, per Java che si discosta molto dai modelli proposti dagli attuali IDE.
Code Bubble anziché basarsi su file punta sui frammenti di codice. Un approccio che potete osservare nel video e che dimostra la semplicità e fa intuire le potenzialità di questo approccio.
Seguire il codice, controllare la documentazione ed eseguire l’applicazione nel debugger, tutto con la stessa interfaccia. Una proposta innovativa e che può svecchiare un po’ il mondo stantio degli IDE.
Via | CodeBubble


Piazza della Loggia, a processo si racconta dei documenti che scompaiono

Riccardo Lenzi mi segnala un articolo uscito ieri sul quotidiano Brescia Oggi. Si intitola «Dall’archivio svaniti i documenti delle stragi» e racconta ciò che Giovanni Flamini ha dichiarato in qualità di consulente un paio di giorni fa alla Corte d’Assise di Brescia dove è in corso il processo per la strage di piazza della Loggia (su Radio Radicale è disponibile la registrazione dell’intera udienza mentre sopra si può ascoltare il singolo intervento di Flamini). Il testo dell’articolo segnalato da Riccardo merita di essere riportato per estero.
Nessun riferimento alla stra­ge di piazza Loggia o alla que­stura di Milano, consumata un anno prima, il 17 maggio ‘73. Nelle veline della Divi­sione Affari Riservati non com­pare alcuna nota informativa sull’attentato bresciano. E non è l’unica pagina terroristi­ca a mancare dall’archivio. «Erano proprio i documenti che cercavo con più curiosità, conoscevo bene le carte su piazza Fontana. Ma non c’era nulla, a volte, solo le intestazio­ni». A ricordare con dovizia di dettagli il materiale custodito nel deposito di Circonvallazio­ne Appia è Giovanni Flamini, consulente, chiamato a depor­re dai pm nel terzo processo sulla strage bresciana. Era sta­to incaricato dalla Procura di Milano di esaminare parte de­gli archivi della Dar, nell’inchiesta su piazza Fontana: 36 anni dopo. a Brescia, l’accusa punta a ricostruire luci e ombre dell’attività della Dar per dimostrare che la strage di piazza Loggia maturò in un contesto che vedeva legati a doppio filo estremisti neri e ap­parati statali deviati.
«Dovevamo trovare elemen­ti che riconducessero agli at­tentati di Roma e Milano nel ‘69: la documentazione, che andava dal ‘61 al ‘94, era ripo­sta in 40 scatole di cartone ‑ ri­corda Flamini ‑, ma il materia­le era incomprensibile». Ma nel marasma dei documenti c’era anche un brogliaccio quo­tidiano con la cronologia degli eventi giorno per giorno. « So­no andato all’agosto ‘69, quan­do, tra il l’8 e il 9, si consumaro­no 10 attentati ai treni ‑ spiega Flamini ‑, ma al 7 le veline si fermavano, per riprendere so­lo 3 giorni dopo». Stessa cosa per piazza Fontana: « Il mate­riale arrivava fino a dicem­bre, poi niente. L’ipotesi più probabile era che qualcuno lo avesse fatto sparire». Molti i fascicoli sui gruppi di estrema sinistra, ma anche buste inte­state al gruppo padovano ordi­novista di Freda. Ventura e Fa­chini: «ma vuote».

È proprio su Freda che emer­ge uno scambio di informazioni tra il giudice istruttore di Treviso Giancarlo Stiz e il Mi­nistero: «A casa di Freda ave­vano trovato un biglietto ros­so con l’appunto di un esplosi­vo di fattura yugoslava, centi­naia di quintali importati da un napoletano ‑ riferisce Fla­mini ‑. Ma nel viaggio una par­te si era persa. Processarono un bracciante del porto di Trie­ste. Ma non solo».
«Il 14 dicembre ‘69 arrivò una segnalazione su Ventura da Guido Lorenzon, segreta­rio della Dc, ma il questore non gli diede peso: la Dar si muoveva con distacco nei con­fronti delle segnalazioni che arrivavano su Freda e Ventu­ra. Le piste alternative rispet­to a quella anarchica sfumava­no nel nulla».


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